venerdì 24 febbraio 2017

Autotrapianto di staminali blocca avanzata sclerosi multipla per anni

L’autotrapianto di cellule staminali è in grado di fermare a lungo la progressione della sclerosi multipla. E’ il risultato di uno studio condotto da due studiosi italiani dell’AOU Careggi di Firenze e dell’Imperial College di Londra, che ha analizzato i dati di 281 pazienti affetti da sclerosi multipla e sottoposti ad autotrapianto di cellule staminali del sangue tra il 1995 ed il 2006 in 15 centri di 13 paesi, e seguiti dopo la procedura per una media di
quasi 7 anni. Lo studio, pubblicato su Jama Neurology, era stato concepito con l’intento di verificare l’efficacia di questa procedura - non scevra da rischi - per un periodo di tempo sufficientemente lungo da fornire dati attendibili. Il tutto in una malattia che, nonostante l’efficacia dei farmaci approvati, tende a provocare una lenta ma inesorabile progressione della disabilità nella grande maggioranza dei pazienti. Ebbene, lo studio ha mostrato che nel 46% dei pazienti, generalmente selezionati per una malattia particolarmente aggressiva e scarsamente sensibile alle terapie precedentemente somministrate, “si assisteva ad un arresto della progressione della disabilità a 5 anni dal trapianto e, in una minore percentuale di pazienti, addirittura ad un miglioramento dei sintomi”, scrivono gli studiosi. “La procedura consiste nel prelievo di cellule staminali del sangue mediante una chemioterapia e la somministrazione di farmaci che fanno uscire le cellule staminali dal midollo osseo per andare nel sangue”, spiega Riccardo Saccardi, ematologo dell’AOU Careggi di Firenze, che ha coordinato il versante trapiantologico dello studio. “Il paziente viene quindi sottoposto ad una chemioterapia ad alte dosi che ha il compito di distruggere il sistema immunitario difettoso; subito dopo le sue cellule staminali vengono reinfuse per via endovenosa come una normale trasfusione. Il sistema immunitario si rigenera a partire da queste cellule, senza il difetto che causava gli attacchi della malattia”.

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